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mercoledì 15 febbraio 2012

Il pipistrello a dondolo


  Agli antipatici preferisco i traditori e gli ipocriti.
Il bar accanto al Modoinfoshop conosciuto meglio come il 'Modo' fa schifo. Tutti i baristi sono,appunto, antipatici. Con la barba incolta che fa radical e il pantalone da indiettaro (aggettivo derivato da 'indie', parola usata per indicare una serie di cose gay) elegantino-casual che fa chic, ti lanciano occhiate che manco triglie cotte al forno e contemporaneamente morse al culo  da un alano incazzato, te stanno a lancià. Una volta Tiziano Cascioli (una specie di santone indiano abruzzese Vishnù che s'aggira per casa mia) gli chiese gentilmente ad uno di questi <<un montenegro, perfavore>> e lui col bastone in culo rispose: <<QUI NON SI SERVE MONTENEGROOO!>> detto col tono del tedesco che dice  << qua non serviamo gli ebrei>>. Poi ogni volta che ci torni secondo un fenomeno che non so se identificare con l'Alzheimer  o con il materializzarsi di una realtà tipo triangolo delle bermuda ma in miniatura, torni da straniero. Ti trattano come se non si ricordassero di te o come una matricola da inculare al militare. Mapperfavore! Cor cazzo che ci torno! Mi sono già trasferita da Miki e Max, n'cul a mammt!
Tutta questa situazione è quasi fastidiosa come quei cazzoni del mio paese che si ostinano a parlare in italiano  col barista rosolinese, in un tionfro di splendente provincialismo prima maniera. O come quando ti ritrovi alla rimpatriata delle superiori e intanto che ti mangi una pizza vera che non sa di caccole di pachistano o glutammato cinese,  ti tocca parlare con una modicana-fiorentina, una ragusana-romana o una sciclitana-milanese.  Ma almeno queste lo sforzo di emigrare l'hanno fatto e sono perdonabili. C'è invece la mia acerrima nemica Tiziana (che sarebbe pure la più cara amica che io abbia mai avuto in passato) che ha preso a parlare in un italiano strano, sibilante e trascinato. Un  remix  della voce di Ivana Spagna e quella di un messinese trasferitosi nel Sudtirol. Uno schifo che non ti dico. E nella mia testa mi ripeto << Sveglia Mariachiara! La tua amica è morta! >>. Insomma, risulta chiaro alla mia tredicesima personalità che questo odio sconfinato che provo per le cose più disparate, come ad esempio la lingua italiana, non è altro che l'ennesima sublimazione dell'ODIO più grande che io abbia mai provato e cioè quello che nutro nei confronti del mio paese. Rosolini è pessimo, abitato da gente insulsa e volgare con la quale è meglio non avere a che fare. A volte, grazie a Dioniso, ci sono pure delle eccezioni. E' il caso di Giorgio Cavallo, con il quale posso concedermi i il lusso di parlare apertamente di qualsiasi cosa. Come la mattina di Capodanno, quando, davanti ad un bar di Noto, con tanto di aria gelida tagliente, stanchi come melanzane marce e ancora mezzi ubriachi abbiamo intavolato una discussione sui microfoni laser ad alta sensibilità. Ma ci sono altre creature degne di essere ricordate. Come Corrado Leone (demiurgo di arduini e altre diavolerie) che considero il mio migliore amico in assoluto e che ultimamente, tra l'altro, si è unito spiritualmente a Giovanna, un'altra personaggia, monomaniaca dei gatti bravissima maker di dolci insuperabile bar girl disprezzatrice professionista del paesello malato. 
A Bologna invece parlano un italiano tutto loro. E' risaputa la storia delle 's' che sono 'sh', delle bestemmie in ogni luogo, della piada, dei regaz, dei turtlen etc etc alle quali aggiungono vagonate di parole sprezzanti la gente del sud quali 'terrone' e altre belle paroline che sinceramente fanno ridere solo i bolgonesi. C'avete rotto il cazzo. E' OFFENSIVO.PUNTO. Una volta sono andata al bowling di San Lazzaro di Savena a giocare con il mio ex ragazzo Axel e alcuni suoi amici, tra i quali un certo Andrea. Un buzzurro non particolarmente acculturato, non spiccatamente simpatico. Un tubero che respira, in sintesi. Sto stronzo, trascorso un pò di tempo, non contento di vedere palle rotolare come si conviene ad un uomo primitivo della sua stirpe, comincia a chiamarmi con appellativi quali 'terrona', 'Babuzzi' (tratto dal film 'The snatch' -effettivamente questa era carina-) nel tentativo di canzonarmi per il mio modo di parlare. Io, in tutta la mia intelligenza, con l'intenzione di catalizzare l'odio e di sottolineare il mio stato di estraneità tribale a quel gruppo di provincialotti emiliani, non ho potuto che acchiappare i miei due cellulari decorati con cazzate kawaii (quella specie di portafortuna che si vedono penzolare dai cellulari) e appenderli al piercing del labbro inferiore facendolo allungare, così, di diversi centimetri. Per quanto geniale e teatrale, la cosa non servì a molto e visto che la patata umana non la smetteva più di sfottermi, lo scoppio della guerra fu inevitabile. In tutto ciò Axel non sapeva proprio come gestire la cosa: difendere l'amico grezzone o la strana zita siciliana? Beh, il dubbio rimase insoluto. Così, magnanima com'ero, mi toccò perdonare ben due bolognesi anziché uno. Per fortuna quel campagnolo di Malacappa non l'ho più rivisto. Con Axel i rapporti sono migliorati. Questo perché ci siamo lasciati! Se prima ci tiravamo i martelli e ci minacciavamo di morte con il taglierino, adesso riusciamo a commentare civilmente la squallida gente che s'aggira per l'Esselunga di zona Massarenti. Ora, sicuramente ti aspetterai millemila celebrazioni e squilli di tromba, caro il mio Axel, e invece no! Tiè! Devi ancora scontare la colpa di essere andato in quella merda di Decadence.



ps: ho appena scritto un commento sulla pagina youtube di JAx degli Articolo31. 'Mi dispiace per il tuo handicap J'. Aahahahaha. Madò quanto è brutto!




1 commento:

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