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"Qua i Togni sò potentissimi"

mercoledì 18 aprile 2012

BELLO COME UN TREMORS NEL CULO


"Per Suicidio (dal latino suicidium, sui occiduo, uccisione di se stessi) si intende l'atto col quale un individuo si procura volontariamente e consapevolmente la morte".



Che ci faccio nuda dentro una piscina extralusso con il gemello inventato (Federico) del ragazzo che attualmente occupa i miei pensieri circondata da una colonia di piccole meduse simili a ravioli di gamberi cinesi? Semplice: sto sognando. Non mi va di cercare su internet "sognare meduse in piscina" perciò largo alle interpretazioni. Mi si appiccicano addosso, ma non mi ustionano. Mi sfiorano mollemente suscitando il mio terrore, ma senza arrecarmi alcun danno. Un sogno simile l'avevo già fatto. Noto era stata allagata da un maremoto e adesso gli splenditi palazzi dorati barocchi si specchiavano poetici nell'acqua alta sei o sette metri. Io nuotavo per le vanedde, risalivo a bracciate via Nicolaci. L'acqua torbida verdescuro mi dava un senso di angoscia paura e ignoto, ma nel frattempo non potevo che godere della bellezza e dell'assurdità dello scenario. Tra le mie gambe turbinavano viscide anguille, le solite maledette meduse e qualche alga oniricamente posseduta dalla vita. Freud c'avrebbe visto minchie ovunque.  

Cosa farai da grande? La suicida.
<<Non ho più voglia di fare un cazzo, Currau…voglio solo bere caffè e fumare. Non voglio nemmeno fare più l'artista, voglio solo esistere>> . Chissà perché se lo dici con il sorriso in bocca nessuno s'allarma o risponde coi soliti consigli da uno su mille ce la fa. Il mio vecchio amico from Noto del quale non riconosco più i tratti somatici risponde e mi dice che gli basterebbe una zita con le tette grosse e tanti soldi. Scherza (forse). Io però non scherzo e sento il peso di questo mio incessante pensare gravare su tutto il mio essere, sempre di più, verso lo stremo delle forze. Una volta era l'imbarazzo adolescenziale che mi slanciava verso l'alto, che mi faceva venire la voglia di combattere con l'intenzione di superare gli esseri che reputavo più saggi di me. Mi costringevo a migliorarmi, ad andare avanti alla ricerca dell' autoaccettazione, ma cari miei, una volta arrivata non ho trovato proprio un cazzo se non il solito maledetto disarmante taglia-arti di un NICHILISMO. Ieri sera, nell'ennesimo locale bolognese del cazzo, constatando per l'ennesima volta la totale assenza di quella sensazione epidermica che ti fa sentire/interagire chi e con chi ti sta attorno creando sani termini di confronto e paragone ho capito che non c'è più niente da fare. Semplicemente, non m'importa più un cazzo di cosa o chi dovrei eguagliare per migliorarmi. Il mio peggio mi sta bene come a qualcuno sta bene vivere con un grappolo emorroidale nel culo. Quanto può far schifo una caramella? Ballo in mezzo a questa cloaca-balera del Candy bar. Intorno a me un tizio che io ed Axel abbiamo soprannominato Random (perché balla comu ci veni prima, a cazzu ri cani, fuori tempo) segna la pista con motivi geometrici impazziti ed io spero che con un colpo di fortuna riesca a inscrivere a terra un pentacolo satanico che spalanchi la bocca dell'Inferno e ingoi questa fetta poco bella di umanità. Si aggiungono lesbiche tristi, darkettone insaccate negli autoreggenti che nun le regghene più. Non riesco a non guardare insistentemente le loro gambe, le loro orribili facce. Le regine del Cottolengo se ne sbattono dello specchio e avanzano e avanzano. A fine spettacolo il dj mette su gli Spiritual Front, ma l'unico fronte spirituale che vedo è quello che sta sulla bocca del decanter con il quale mesco il fiele del mio disprezzo al mio sangue caldo sessanta gradi. Una donnona di tutto rispetto mi siede accanto vestita fiorata come a signura Rosa placandomi con la calma di un necrofilo dopo il coito tombale. Eccola, mi conduce in un luogo immaginario a forma di fungo nucleare e lì tutta la mia essenza cessa di esistere. Morte. Il margine tra la decenza e il brutto si assottiglia come la maglia delle calze che accolgono le cosce budrillose della fat-darkettona-fatta. Forse tornando a casa queste troie-nontroie trarranno soddisfazione dall'avance di qualche pakistano musulmano che passava di lì e che abituato al burka com'e' di solito avrà visto nel troione emiliano il monumento vivant al porno occidentale. Perciò sprofondo felice nel letto, mi sparo una puntata di Spartacus  e m'addummisciu.




7 commenti:

  1. Quel sogno mi sa tanto di ventre materno. Poi bisogna vedere che ne pensi delle meduse. Mai visto Ponyo sulla scogliera ad esempio? Chissà cosa vuol dire...

    L'arte ha bisogno di stimoli e abitudini secondo me. La prendo su di me, vorrei che diventi un vizio fare piccoli schizzi di dove mi trovo, ogni volta che ho 15 minuti di niente.

    A song of ice and fire. anche se non è proprio da 3 di notte con fame nervosa, è più da centellinare. Ma non resisto alla voglia di pubblicizzarlo a tutti.

    caffe..

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  2. dimenticavo... per le 3 di notte c'è Doctor Who!

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  3. mai visto, vedrò di cercarlo.

    stimoli e abitudini mi sembrano un pò in antitesi...io preferisco gli stimoli, in massa e violenti

    riguardo a doctor who: splendida colonna sonora, mitica la tipa che la partorì. Baci Nello

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  4. Da grande voglio fare il troione Romagnolo. Che la piadina te la danno gratis. Cioè, per meglio dire, mi faccio pagare per mangiar piadine.

    E soprattutto posso indossare abiti in lurex gialli e fucsia dal quale far debordare orgogliosi rotoli di grasso sudaticcio e anche un po' pelosi.

    Oh, sì.

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  5. favoloso...o per dirlo con parole benuzzine "Uno scampo di cultura trash"

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  6. Maddai, già che ci siamo, facciamo pure un'"aragosta di cultura trèsc"...

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  7. hahhahahah

    "un gambero di cultura fresh"

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